Infiammazioni alle Gengive come curarle?

La gengivite (o gengivopatia) consiste in un processo infiammatorio acuto che colpisce i tessuti marginali dell’apparato di sostegno del dente: le gengive. Le Infiammazioni alle Gengive sono frequentissime fra le patologie esistenti della bocca.

Nella gran parte dei casi tale processo può essere legato alla carica batterica fisiologica presente nel cavo orale che, se non correttamente rimossa tramite le quotidiane manovre di igiene orale domiciliare, comporta un ulteriore accumulo di placca e tartaro (gengiviti placca-associate).

infiammazioni gengive

Controllo meccanico della placca batterica con l’ausilio dello spazzolino

In tale condizione, il biofilm batterico induce un’alterazione nella risposta infiammatoria che si sviluppa a carico delle gengive.

La componente ‘acuta’ di questo processo di difesa (meccanismo precoce e immediato nei confronti di uno stimolo lesivo e con rapida risoluzione)  rende la gengivite una condizione infiammatoria ‘reversibile’ dei tessuti gengivali che non comporta né la formazione di una tasca parodontale (quando il solco fisiologico, ovvero lo spazio esistente tra dente e gengiva, misura più di 3 mm) né perdita di attacco clinico (osso e gengiva sono adesi alla radice del dente).

Per contro, in un paziente suscettibile (con una certa predisposizione genetica per la malattia parodontale), la gengivite, se non trattata, può rappresentare una fase di ‘transizione’ verso un processo patologico più complesso e progredire, quindi, in parodontite.

Infiammazioni Gengive:Quadro Clinico

Gengive infiammate che sanguinano

Gengive infiammate che sanguinano

In condizione di salute parodontale i tessuti gengivali si presentano con un aspetto rosa, una consistenza duro-elastica disegnando archi regolari intorno agli elementi dentari e con un classico aspetto ‘a buccia d’arancia’.  Evidente sinonimo di salute è sicuramente l’assenza di sanguinamento e dolenzia durante lo spazzolamento.

L’accumulo di batteri forma, aderendo sulle superfici degli elementi dentari, strati di placca che appaiono con un aspetto bianco-giallastro il cui colorito tende ad intensificarsi quando, la placca non rimossa, calcifica trasformandosi in tartaro.  Tale condizione stimola quindi un processo infiammatorio in risposta all’insulto batterico, colpendo i tessuti gengivali. Questi, dunque, mutano il loro aspetto manifestando i comuni sintomi legati ai processi infiammatori acuti:

– gengive arrossate, edematose;

– tumefazione dei tessuti che appaiono gonfi e con una caratteristica consistenza molle;

– dolore anche in risposta a stimoli modesti come spazzolamento o masticazione;

– sanguinamento durante lo spazzolamento o la masticazione;

– temporanea disfunzione masticatoria correlata ai suddetti sintomi.

Il dolore e il sanguinamento sono i sintomi che più comunemente ‘spaventano’ il paziente, limitando e rendendo poco efficaci le manovre di igiene orale quotidiana; questo impedisce una completa rimozione della placca che continua, come in un circolo vizioso, ad accumularsi incrementando la riposta infiammatoria.

Per cui la comparsa di uno di questi sintomi può indurre un sospetto in merito alla presenza di un problema gengivale ed essere motivo di ulteriori accertamenti come una visita odontoiatrica.

Altri Fattori che possono indurre infiammazione gengivale

In percentuale minore la gengivite può anche presentarsi come manifestazione di malattie sistemiche che, inoltre, se associate ad un accumulo di placca e tartaro ne aumentano il carico infiammatorio (gengiviti-non placca indotte).

In particolare, l’assunzione di alcuni farmaci (diretta conseguenza di una patologia sistemica), come anticoagulanti, antiepilettici, possono essere la causa di processi infiammatori a carico delle gengive. Prevalente in questi casi, tra i sintomi sopra descritti, è un gonfiore gengivale a cui si associa un’iperplasia dei tessuti, un vero e proprio aumento del volume del tessuto.

Una condizione simile è molto frequente tra le donne che assumono contraccettivi orali o in fase di gestazione e allattamento, in cui i caratteristici squilibri ormonali alterano la risposta infiammatoria del sistema immunitario anche nei confronti di un minimo accumulo di placca batterica.

Inoltre anche le anomalie di posizione di uno o più elementi dentari possono essere un fattore predisponente l’accumulo di placca, dato dalla difficile detersione delle superfici, favorendo così lo sviluppo di un processo infiammatorio.

Chi può soffrire di Gengivite?

Numerosi sono gli studi che mirano ad una stima in merito all’incidenza della gengivite tra la popolazione.

Essa può insorgere a qualunque età, ma ha maggiore impatto nei bambini e nei soggetti in fase adolescenziale, in quanto hanno generalmente scarsa padronanza o conoscenza delle corrette manovre di igiene orale domiciliare da mettere in atto quotidianamente (spesso ostacolate anche dalla presenza di dispositivi applicati durante le terapie ortodontiche).

gengivite diagnosi

Diagnosi

La diagnosi di gengivite non richiede alcun tipo di intervento invasivo. La prima fase diagnostica si sviluppa sulla base della comunicazione tra il paziente e l’Odontoiatra e consiste nella raccolta anamnestica di una serie di dati relativi agli stili di vita (manovre di igiene orale, stress, fumo) e alle condizioni di salute sistemica del paziente (diabete, cardiopatie, assunzione di farmaci).

Segue poi una seconda fase di ispezione orale in cui la semplice osservazione dei tessuti gengivali (sulla base dei sintomi precedentemente descritti) permette di discriminare una condizione di salute gengivale da una patologica.

In presenza di un sospetto caso di gengivite, un ulteriore metodo diagnostico prevede l’utilizzo di una sonda parodontale (strumento millimetrato, standardizzato e minimamente invasivo che permette, inserita nello spazio esistente tra dente e gengiva, di misurare la profondità del solco gengivale che in condizione di salute parodontale si approfondisce fino a 3mm).

In una condizione di infiammazione gengivale, questa non si approfondisce per più di 3mm nel solco  (non rilevando tasche parodontali), ma evidenzierà un notevole indice di sanguinamento.

Quest’ultimo è stato a lungo oggetto di studio (lo è tutt’oggi) di numerosi articoli scientifici che, correlando l’entità dell’infiammazione istologicamente determinata alla presenza del sanguinamento al sondaggio, hanno permesso di attribuire estrema rilevanza a tale indice al fine di stabilire la severità dell’infiammazione.

Come si cura l’infiammazione alla gengive?

Guarigione gengive riduzione dell'infiammazione gengivale

Guarigione delle gengive e riduzione dell’infiammazione gengivale

La gengivite, come sopra descritto, consiste in un processo patologico reversibile il che comporta nella gran parte dei casi una risoluzione rapida e completa del problema.

Il percorso terapeutico consiste in una terapia che viene definita ‘causale’ perché mirata alla rimozione e al controllo del fattore che causa (fattore eziologico) la malattia: placca e tartaro.

La rimozione meccanica del fattore eziologico avviene tramite sedute di igiene orale professionale che consistono in un debridement sopragengivale e istruzione alle manovre di igiene orale domiciliare (utilizzo di filo interdentale + spazzolino manuale o elettrico).

Il controllo placca domiciliare permette, quindi, al paziente di contribuire in prima persona e in maniera fondamentale sia nell’esito finale del percorso terapeutico che nel mantenimento dello stato di salute.

Tale percorso risulta essere nella quasi totalità dei casi il più adeguato ed efficiente al fine di far rientrare completamente e in pochi giorni l’infiammazione gengivale.

Parodontite come curare la malattia paradontale?

La Parodontopatia (o Parodontite) è una patologia infiammatoria cronica che colpisce i tessuti di supporto del dente: il parodonto (osso alveolare, gengive, cemento radicolare e legamento parodontale).

parodontite come curare

Biofilm batterico : causa primaria della malattia parodontale

La causa principale della malattia parodontale è una disbiosi del biofilm batterico, la presenza cioè di una comunità specifica di batteri che, se non rimossi quotidianamente, agiscono in maniera sinergica all’interno del cavo orale, proliferando sotto forma di placca o tartaro (placca calcificata), determinando un’infiammazione gengivale e infine una distruzione dei tessuti di sostegno del dente.

La Parodontite, se non intercettata e diagnosticata in tempo, comporta, negli stadi finali, la perdita degli elementi dentari con un rilevante impatto funzionale ed estetico, compromettendo la funzione masticatoria e condizionando la vita di relazione.

La presenza del biofilm batterico è quindi un fattore necessario nell’eziologia della Malattia Parodontale; da solo, non è sufficiente. Fondamentale è la presenza di una suscettibilità genetica, intesa come la diversa capacità del sistema immunitario dell’ospite di rispondere all’insulto batterico, in particolare attraverso un’ipersecrezione di citochine infiammatorie.

Tale modificazione (ereditata geneticamente) può essere identificata nel paziente come una predisposizione alla malattia parodontale, individuabile ricercando tra i membri della famiglia eventuali segni clinici riconducibili alla patologia, primo tra tutti la perdita dei denti.

Quali sono i fattori che possono influenzare la Parodontite?

L’interazione di una specifica comunità batterica con l’alterata risposta infiammatoria, come accennato, è il meccanismo principale dell’insorgenza della Parodontite.

A questo si possono associare la presenza di eventuali cofattori che possono contribuire a modulare la risposta infiammatoria del soggetto favorendone l’insorgenza. Tra questi vi sono sicuramente gli stili di vita (igiene orale, fumo, stress, alimentazione), le condizioni di salute sistemica (diabete, patologie cardiovascolari, aterosclerosi) e i fattori occlusali (trauma occlusale).
Il fumo, infatti, rappresenta uno dei più comuni cofattori che incide negativamente sia nel determinare la complessità della malattia, sia nell’esito della terapia (qualora non venga ridotto ad un massimo di 10 sigarette al giorno, se non addirittura eliminato).

Numerosi studi clinici e sperimentali hanno poi evidenziato come la Parodontite possa aumentare il carico infiammatorio sistemico contribuendo alla patogenesi di altre malattie croniche (ad esempio il diabete).
Il progetto Perio-medicine del 2018 (promosso dalla Società Italiana di Parodontologia ed Implantologia) ha inoltre permesso di dimostrare come il trattamento della parodontite (diagnosticata in soggetti con altre patologie croniche), anche solo con la terapia parodontale non chirurgica, abbia comportato un netto miglioramento della condizione sistemica. Ne deriva quindi che tali fattori, se non controllati, possono modificare sia la progressione che l’esito terapeutico della patologia.

Parodontite sintomi

Quadro clinico, Manifestazioni e segni clinici

I batteri che non vengono rimossi, inizialmente proliferano e si aggregano aderendo alle superfici visibili degli elementi dentari sotto forma di placca e tartaro. Il persistere nel tempo di tale condizione comporta una progressiva moltiplicazione dei batteri verso le zone più profonde dei tessuti, che dopo 7 giorni circa colonizzano il solco fisiologico (spazio tra il dente e il margine gengivale) comportando una migrazione apicale e infine distruzione del complesso di attacco, con riassorbimento osseo e formazione di una tasca parodontale.

Questo quadro patologico insorge inizialmente in maniera silente e asintomatica ed evolve nel corso del tempo senza manifestare chiari segni clinici, se non in fase ormai avanzata.

Il primo segno è quello di una modifica dei tessuti che appaiono gonfi e arrossati. A questo spesso si associa una sensazione di dolore durante lo spazzolamento, ed è qui che compare uno dei più frequenti e allo stesso tempo più sottovalutati sintomi della malattia: il sanguinamento.

Questo può palesarsi durante lo spazzolamento, la masticazione o essere spontaneo. In ogni caso, è sicuramente riconducibile ad uno stato patologico in atto.

Ad esso possono poi associarsi una serie di altri sintomi quali:

– Alitosi (alito cattivo).
– Formazione di ascessi con presenza e fuoriuscita di pus.
– Migrazione e mobilità degli elementi dentari (con disfunzioni masticatorie).
– Recessione gengivale: contrazione del tessuto gengivale ed apparente allungamento dei denti.

Dunque la presenza anche di uno solo di questi sintomi clinici può rappresentare un campanello d’allarme ed essere motivo di maggiori accertamenti, come un semplice ‘screening parodontale’.

La Diffusione

Incidenza della parodontite severa nel mondo

Incidenza della parodontite severa nel mondo

La malattia parodontale può insorgere a qualunque età, dai bambini agli adulti. Colpisce circa il 60% della popolazione con un’incidenza maggiore nei soggetti adulti oltre i 40 anni.

Grave è il fatto che solo una minima parte della vasta percentuale di popolazione che soffre di malattia parodontale ne è a conoscenza; la restante parte spesso ne ignora i sintomi o non è in grado di identificarli.

La Diagnosi 

La diagnosi di parodontite viene effettuata a partire da una raccolta anamnestica di informazioni riguardanti la vita del paziente, la sua storia, le sue abitudini e gli stili di vita, sulla base di un vero e proprio colloquio tra il paziente e il Parodontologo.
Si passa poi all’esame intraorale che consiste in un sondaggio parodontale: manovra clinica essenziale per una corretta diagnosi, effettuato tramite la sonda parodontale, strumento millimetrato, standardizzato e minimamente invasivo che permette, inserita nello spazio esistente tra dente e gengiva, di misurare la profondità del solco gengivale.

In condizione di salute parodontale la sonda si approfondisce fino a 3mm e la misurazione che si ottiene viene definita come profondità di sondaggio. In condizione patologica la profondità di sondaggio è superiore ai 3mm.

Il sondaggio parodontale permette, oltre alla raccolta di questi dati, quella degli indici di placca e sanguinamento. Quest’ultimo, come citato precedentemente, è tra i primi e più rilevanti sintomi riconducibili alla parodontite, ma spesso ne viene sottostimata l’importanza, anzi esso viene considerato un fenomeno quasi ‘comune’ se non ‘normale’.

Al tempo stesso, esso non è del tutto affidabile, data la presenza di alcuni cofattori, come il fumo nel paziente fumatore, che possono alterare la risposta infiammatoria dei polimorfonucleati (cellule che intervengono nella difesa contro le infezioni) e indurre un meccanismo di vasocostrizione periferica riducendo nettamente l’indice di sanguinamento.

Secondo la Nuova Classificazione delle Malattie Parodontali inoltre, il parodontologo potrà classificare lo stato della malattia identificandone uno Stadio e un Grado. Tali parametri indicano rispettivamente la severità e il rischio di progressione della patologia, tenendo conto dell’età di insorgenza e prendendo in considerazione le condizioni di salute generale del paziente al fine di intraprendere una specifica strategia terapeutica.

Sonda parodontale per effettuare diagnosi

La sonda parodontale: lo strumento per effettuare diagnosi

Come va curata la parodontite

Il percorso terapeutico (Terapia Parodontale) prevede, sulla base della collaborazione del paziente con il team odontoiatrico, una prima fase di terapia definita ‘causale’ (o ‘terapia parodontale non chirurgica’) perché mirata al controllo placca (tramite manovre di igiene orale domiciliare) e alla rimozione meccanica del fattore eziologico della malattia (placca e tartaro) attraverso sedute di debridement sopra-gengivale e levigatura radicolare, arrestandone così la progressione.  In base allo stato di complessità e gravità della malattia, inoltre, alla prima fase, segue una ‘rivalutazione’ per controllare i risultati ottenuti. Se è necessario, qualora permanessero ancora delle tasche parodontali, si procede con una fase ‘correttiva’, chirurgica.

Fase di terapia parodontale non chirurgica

Fase di terapia parodontale non chirurgica

Al termine di questa, segue l’inserimento del paziente in un programma di ‘mantenimento’, determinante nel mantenere i risultati ottenuti durante la terapia ‘causale.

…Quali esiti finali?

La conclusione di questo percorso terapeutico permetterà al paziente, se diligente nel rispettare la cadenza degli appuntamenti nel tempo, di mantenere i denti per il resto della sua vita.

Infatti, la percentuale di perdita di denti, in pazienti attenti, anche molto compromessi, risulta molto bassa, permettendo di non accedere a terapie più costose, come quella implantare.

Fumo e Parodontite

Le malattie Parodontali e Peri-implantari sono delle condizioni infiammatorie croniche che colpiscono i tessuti di supporto del dente (o dell’impianto) in seguito ad un notevole accumulo di placca batterica nel cavo orale.

La severità (gravità) e il rischio di progressione di queste patologie sono fortemente influenzate da diversi fattori a cui il paziente è esposto nel corso della vita; siano essi fattori sistemici (come potrebbe essere il Diabete) o  fattori ambientali, primo tra tutti il Fumo.

Studi scientifici degli ultimi decenni hanno permesso di identificare il fumo di sigaretta come un vero fattore di rischio correlato alla malattia parodontale, la cui esposizione si associa ad un aumento da 2 a 3 volte della probabilità di sviluppare parodontite clinicamente evidente.

La nuova classificazione delle malattie parodontali  ha infatti messo in evidenza quanto l’assunzione di nicotina possa influire negativamente sulla salute orale del paziente, favorendo l’insorgenza della malattia parodontale (prima ‘Piorrea’) nei suoi stadi più gravi; aumento della profondità di sondaggio, perdita di attacco clinico e di supporto osseo con infine un maggior rischio di perdita di denti ed edentulia rispetto ai soggetti non fumatori.

Anche  l’esito di un eventuale trattamento terapeutico (non chirurgico, chirurgico o rigenerativo), risulta essere così più sfavorevole.

La parodontite quindi nei soggetti fumatori avanza più rapidamente con uno sviluppo più severo e refrattario ad ogni tipo di trattamento.

È stato inoltre stimato anche un aumento del rischio di manifestazione di malattie peri-implantari associate all’assunzione di tabacco, con netto incremento del tasso di insuccesso degli impianti dentali.

Dalla letteratura emerge come l’effetto nocivo del fumo di sigaretta sia ‘dose-dipendente’ e con un importante impatto per i soggetti giovani, nei quali il 51% del rischio di sviluppare malattia parodontale è associato al fumo.

Spesso l’influenza negativa del fumo sulla salute orale del paziente non viene percepita, risulta difficile intercettare il problema ‘precocemente’ in quanto la nicotina ha effetti che mascherano i primi sintomi della malattia parodontale, primo tra tutti il sanguinamento.

Il Fumo infatti agisce alterando il sistema immunitario dell’ospite che produce, nei confronti dell’accumulo di placca batterica, una risposta infiammatoria ridotta, (rendendolo cioè ‘ipo-responsivo’), per cui inefficace, con conseguente calo della vascolarizzazione periferica, celando quello che potrebbe rappresentare il primo campanello d’allarme della malattia, il sanguinamento.

Comporta inoltre anche problemi legati all’estetica del sorriso del paziente e non solo; tende a macchiare le superfici degli elementi dentari, predisponendole ad un maggior accumulo di placca e tartaro, problemi di alitosi e perdita del gusto.

Studi recenti hanno poi preso in considerazione l’effetto delle sigarette elettroniche e di quelle tradizionali in relazione alla Parodontite, dimostrando come in termini di parametri clinici parodontali e riduzione dei livelli di citochine pro-infiammatorie, alterazione dei polimorfonucleati (fondamentali nella risposta contro le infezioni come sopra descritto), si siano avuti gli stessi effetti sfavorevoli.

Questo permette di capire meglio, dunque, come l’entità di distruzione dei tessuti parodontali sia strettamente correlata alla quantità e alla frequenza di assunzione di nicotina in tutte le sue forme, sia essa tramite sigarette tradizionali che elettroniche; e come il suo effetto nocivo abbia un notevole e sfavorevole impatto sul paziente, compromettendo la sua salute sistemica e parodontale.

La dimostrazione che gli ex-fumatori abbiano livelli più bassi di rischio di andare incontro all’insorgenza della parodontite e il fatto che la netta riduzione (se non la cessazione) di tale stile di vita comportino miglioramenti in termini di salute generale per il paziente, rappresentano un’importante evidenza che deve indirizzare verso l‘abbandono di tale abitudine.

Le cosiddette attività di counseling possono essere quindi riconosciute come strumento utile nel motivare il paziente, con l’obiettivo di raggiungere non solo la sua ‘compliance’ e quindi un buon controllo placca attraverso le manovre di igiene orale che questi svolge quotidianamente, ma anche modificandone lo stile di vita scorretto, migliorando così la prognosi della malattia.

La promozione della modifica dello stile di vita può quindi essere interpretato da un lato come un obiettivo da raggiungere per il paziente, dall’altro come parte integrante del piano di trattamento terapeutico per il clinico.

 

 

 

Gravidanza e parodontite

La Parodontite è una malattia infiammatoria ad eziologia multifattoriale; come tale, sono diversi i fattori che possono intervenire nella sua manifestazione.

I suddetti fattori sono la placca, la genetica, le condizioni sistemiche, i fattori ambientali e i fattori occlusali.

Ogni fattore può influenzare, da solo o sinergicamente, la risposta del paziente.

Tra i fattori elencati, quelli su cui porremo la nostra attenzione, sono le condizioni sistemiche; in particolar modo, la GRAVIDANZA.

A differenza delle altre condizioni sistemiche croniche, la Gravidanza ha un’influenza negativa sull’esito e gestione della parodontite Temporanea (9 mesi).

BREVE ACCENNO SULLA GRAVIDANZA FISIOLOGICA

Per comprendere meglio in che modo c’è un interazione tra i patogeni parodontali e gli esiti della gravidanza, devono essere brevemente descritti la fisiologia della gravidanza e i cambiamenti che si verificano durante le complicazioni della gravidanza stessa.

Dopo il concepimento, la placenta totalmente derivata dal feto invade e si sviluppa sostenuta dal tessuto uterino materno. Attraverso la placenta ricca di vasi, c’è uno scambio di nutrienti e rifiuti tra la madre e il feto. Avendo le risorse necessarie, quest’ultimo cresce nel liquido amniotico. Le crescenti esigenze di nutrienti e lo spazio decrescente, nel tempo, diventano parametri critici per la sopravvivenza sia della madre che del feto.

Con il progredire della gravidanza, i livelli di liquido amniotico delle prostaglandine E2 (PGE2) e delle citochine infiammatorie, come TNF-a e IL-1b, aumentano costantemente fino a raggiungere un livello soglia, critico per indurre la rottura delle membrane del sacco amniotico, la contrazione uterina, la dilatazione cervicale e la consegna del feto.

Pertanto, il parto normale è controllato da una Segnalazione Infiammatoria.

Tra la Parodontite e la Gravidanza c’è un rapporto di tipo BIUNIVOCO; nel senso che la Parodontite può comportare esiti avversi alla Gravidanza e viceversa.

COME LA PARODONTITE PUÒ INFLUENZARE LA GRAVIDANZA.

Il parto fisiologico è controllato dalla segnalazione infiammatoria e questo processo rappresenta un meccanismo che può essere modificato da stimoli esterni, tra cui infezione e stress infiammatori.

I meccanismi attraverso cui gli stimoli esterni possono raggiungere l’unita feto-placentare sono due:

1) Meccanismo biologico diretto: i batteri parodontali e / o i loro prodotti patogeni si diffondono all’unità feto-placentare, dove innescano una risposta infiammatoria locale che provoca l’aumento dei mediatori infiammatori, che contribuiscono alle complicazioni in gravidanza.

2) Meccanismo biologico indiretto: i mediatori infiammatori prodotti a livello gengivale, in risposta ad agenti patogeni parodontali, entrano nella circolazione sanguigna e raggiungono: 1) l’unità feto-placentare e migliorano l’accumulo di maggiori quantità di questi mediatori in questo compartimento e 2) il fegato in cui stimolano una risposta infiammatoria sistemica. Questi prodotti accedono alla circolazione sanguigna e possono entrare nell’unità feto-placentare aumentando l’infiammazione intra-uterina.

In seguito all’azione che questi batteri possono avere all’interno della placenta, e quindi sul feto, le COMPLICAZIONI LEGATE ALLA GRAVIDANZA possono essere:

  • basso peso alla nascita (inferiore a 2,5 kg) o peso alla nascita molto basso (inferiore a 1,5 kg);
  • parto pre-termine (prima di 37 settimane) o parto molto pre-termine (prima di 32 settimane);
  • pre-eclampsia (comunemente definita ipertensione materna e proteinuria, dopo la ventesima settimana gestazionale),
  • diabete mellito gestazionale;
  • aborto spontaneo.

COME LA GRAVIDANZA PUÒ INFLUENZARE LA PARODONTITE.

I cambiamenti fisiologici che si verificano durante la gravidanza portano a un cambiamento nella flora batterica orale e ad una progressione della gravità dell’infiammazione gengivale e della malattia parodontale.

I livelli alti di Progesterone ed Estradiolo nel sangue comportano un alto rischio di infiammazione gengivale: tessuti e mucose diventano più sensibili. Il progesterone, nello specifico, è in grado di indurre la dilatazione dei capillari gengivali, l’aumento dell’essudato capillare e la permeabilità capillare, che si traducono clinicamente in eritema ed edema del margine gengivale.

L’incremento degli Estrogeni influenza il sanguinamento e l’infiammazione gengivale perché aumenta il volume di sangue in circolo.

COME IL CLINICO DOVREBBE COMPORTARSI IN PRESENZA DI UNA PAZIENTE IN DOLCE ATTESA.

  1. Identificare il periodo della gravidanza;
  2. Confermare una storia di esiti avversi da precedenti gravidanze, ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, insieme ai dettagli dei farmaci assunti;
  3. Valutare i fattori di rischio, tra cui il fumo;
  4. Eseguire una valutazione orale completa comprendente un esame parodontale, che dovrebbe includere la valutazione dell’accumulo di placca e dello stato infiammatorio gengivale (sanguinamento al sondaggio).

A seconda del risultato di questo esame parodontale, dovrebbe essere identificata una diagnosi parodontale di “Gengiva sana”, “Gengivite” o “Parodontite”.

Gengiva sana:

Alle donne in gravidanza con Gengive sane devono essere fornite educazione alla salute orale e consigli di salute generale.

Devono essere istruite su come prevenire le malattie parodontali e orali (non solo durante la gravidanza, ma per tutta la vita e in relazione alla futura salute orale dei loro bambini).

Il professionista della salute orale deve informare le donne degli eventi parodontali che si verificano generalmente durante la gravidanza (aumento della vascolarizzazione, possibilità di una maggiore incidenza di sanguinamento e ingrossamento gengivale) e degli esiti avversi generali che possono verificarsi durante la gravidanza (ipertensione, diabete gestazionale).

Gengivite:

La gengivite associata alla gravidanza si verifica anche in presenza di poca placca o tartaro. Può avere inizio in genere dal secondo o terzo trimestre di gestazione e scompare dopo il parto.

Si consiglia: un adeguato controllo meccanico della placca, associato all’utilizzo di collutori, che sono sicuri ed efficaci nel ridurre l’infiammazione gengivale.

Eseguire un monitoraggio frequente dello stato parodontale durante la gravidanza e, in caso di recidiva, fornire un ritrattamento.

Parodontite:

In alcuni casi, la gengivite della gravidanza può evolvere in una forma più grave, la Parodontite della gravidanza.

Ecco perché è bene sottoporsi a visite di controllo periodiche dal proprio dentista, soprattutto in presenza di sanguinamento gengivale.

L’uso di antidolorifici comuni e di antibiotici sistemici è sconsigliato.

LA TETRACICLINA E IL METRONIDAZOLO DOVREBBERO ESSERE EVITATI.

Epulide Gravidica:

Un’altra forma di infiammazione gengivale che può insorgere durante la gravidanza è “l’epulide gravidica” o “il granuloma piogeno”.

Questa compare all’improvviso, in qualsiasi momento della gravidanza. Si presenta come una protuberanza della gengiva, localizzata tra i denti e sanguina molto facilmente se irritata (esempio, durante lo spazzolamento).

Anche il granuloma, tende a regredire dopo il parto. In caso negativo, l’asportazione chirurgica deve essere ritardata fino al post partum.

I trattamenti parodontali raccomandati dovrebbero essere evitati nel primo trimestre a causa di possibili stress per il feto e dovrebbero essere eseguiti preferibilmente durante il secondo o terzo trimestre: meglio tra il 4° e il 6° mese.

 CONSIGLI:

Rimozione meccanica della Placca da parte del professionista + buona igiene orale domiciliare (spazzolamento 3 volte al giorno, inclusa l’igiene interdentale).